Recensione: Kurt Vonnegut – Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini
13-14 febbraio 1945: gli alleati radono al suolo una delle città più belle al mondo, Dresda, la “Firenze dell’Elba”. In poche ore, si consuma uno dei più terribili e sanguinosi bombardamenti nella storia della guerra, che seppellisce tra le macerie circa 135mila uomini. Tra i sopravvissuti, poiché rinchiuso in una grotta ricavata sotto il mattatoio della città, vi è Kurt Vonnegut , statunitense di origine tedesca, all’epoca poco più che ventenne come molti suoi sfortunati compagni.
Dall’esigenza interiore di Vonnegut di lasciare ai posteri una testimonianza diretta di quell’esperienza, nasce il romanzo “Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini”, considerato una pietra miliare della letteratura antimilitarista. Come raccontare, dunque, la crudeltà e la devastazione della guerra, di per sé assolutamente indicibile? Vonnegut sceglie l’ironia e la fantasia: la narrazione è affidata al personaggio semiserio di Billy Pilgrim, un pellegrino (appunto) capace di viaggiare nel tempo e nello spazio, che attraversa tutta la storia del Novecento, vivendo avvenimenti quotidiani , storici (come la Seconda Guerra Mondiale) e fantastici (il rapimento da parte degli alieni del pianeta di Trafalmadore).
Un narrazione surreale, permeata di umorismo nero e paradossale: forse l’unica geniale maniera per narrare l’assurdità della guerra.
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