Coming-out in casa Marvel e DC: lo sdoganamento di un tabù
«Quando il matrimonio gay è diventato legale nello Stato di New York, si sono sollevate domande ovvie in quanto la maggior parte dei nostri eroi risiedono nello Stato di New York», ha dichiarato alcune settimane fa Axel Alonso, editore della Marvel Comics.
Fatto sta che – a un anno esatto da quando il Senato dello Stato di New York ha approvato il diritto al matrimonio tra le coppie dello stesso sesso, e guarda caso a pochi mesi dalle dichiarazioni di Obama a favore dei matrimoni gay – Jean-Paul Beaubier, alias Northstar, primo personaggio a fumetti apertamente omosessuale, sul numero uscito il 23 maggio di “Astonishing X-MEN” ha chiesto a Kyle Jinadu, suo compagno dal 2009, di sposarlo. Le nozze saranno celebrate sul numero 51, in uscita il 20 giugno negli States.
Non va dimenticato, come ha ribadito lo stesso Alonso, che i fumetti Marvel «hanno
sempre affrontato temi sociali a difesa dei diritti civili e questa è solo l’ultima espressione di quello per cui abbiamo combattuto per decenni». Tuttavia sono negli ultimi anni hanno iniziato a parlare di omosessualità in modo esplicito e privo di ambiguità e appare perfettamente coerente che a segnare questa svolta nell’universo Marvel siano proprio gli X-Men. Come chiosa egregiamente Andrea Bordoni sul suo blog, commentando la notizia, «reietti e vittime di pregiudizi, difensori del mondo che li teme, le loro avventure [...] li portano ad accettare i continui spostamenti e incongruenze dell’identità e a capire che la società in cui vivono è una società anch’essa in continua trasformazione, una società che può cambiare – come in peggio, andando verso derive naziste e intolleranti, così in meglio.»
La stessa biografia di Northstar – mutante canadese il cui potere è quello di muoversi e volare a velocità supersoniche, apparso per la prima volta nel 1984 sul numero 10 di “Alpha Flight” – è emblematica: nel 1992, dieci anni prima di aderire ufficialmente agli X-Men, ha dichiarato la propria omosessualità; ha adottato una bambina abbandonata
malata di AIDS e l’ha persa; ha scritto un memoriale dal titolo “Born Normal” sulle sue esperienze sia come mutante che come omosessuale.
Ma se per la Marvel sembrano ormai lontani i tempi in cui si parlava di ‘omosessualità latente’ a causa dei frequenti sodalizi con partner più giovani (vedasi il chiacchierato caso della coppia Batman e Robin), la DC Comics, storica rivale della Casa delle idee, ha precorso i tempi, raccontando già nel 2002, se pur con minore copertura mediatica rispetto agli X-Men, il matrimonio fra Apollo e Midnighter, i quali hanno anche adottato una bambina.
E oggi rilancia. È infatti notizia di questi giorni, già anticipata alla vigilia della proposta di matrimonio di Beaubier, il coming-out di uno dei personaggi classici della DC: Alan Scott, ovvero l’originale Green Lantern, che riapparirà nella serie “Earth 2”. I puristi e i fans, interdetti dalla notizia, fanno notare che questo Lanterna Verde non è il poliziotto galattico color smeraldo che fa parte della Justice League. Infatti, negli oltre settant’anni di pubblicazione della serie, si sono alternati diversi personaggi che hanno rivestito i panni del supereroe. Ma lo sceneggiatore James Robinson, intervistato da “Entertainment Weekly”, ha spiegato che il personaggio di Alan Scott da lui ripreso è la versione rivisitata del classico Lanterna Verde che ha fatto la sua prima apparizione nel numero 16 di “All-American Comics”, nel 1940. «La versione originale di Alan Scott – ha detto Robinson – era un uomo più vecchio e aveva un figlio con i superpoteri, Obsidian, che era gay. Il fatto che Scott nel reboot sia giovane, significa che Obsidian non esiste più.
Ho pensato che fosse un peccato che la DC stava perdendo un personaggio positivo gay. Allora mi sono detto ‘Perché non fare Alan Scott gay?’». E ha proseguito: «Lo Scott Alan che sto facendo ora è lo stesso dinamico, coraggioso, uomo d’onore. Lui è disposto a dare la vita per il mondo. È tutto quello che vuoi in un eroe. Ed è gay. Quindi, veramente, a parte la sua sessualità, non c’è molta differenza».
Naturalmente la decisione non è stata apprezzata da tutti. L’associazione One Million Moms ha chiesto chiarimenti proprio in merito a questa direzione scelta per la trama del fumetto, domandandosi quanto sia necessario dover mostrare ai lettori un modello gay nei panni di supereroe. Un quesito quanto meno retorico, cui gli autori hanno risposto facendo presente che siamo in presenza di una sfida della modernità del fumetto.
Gay e lesbiche sono integrati all’interno della società americana ed è naturale che questo accada anche in un mondo come quello dei fumetti.
La domanda da porsi sarebbe piuttosto un’altra: ha davvero senso tutta questa diatriba, questo polverone che si è sollevato? Quindi siamo vittime di tabu duri a morire, se ancora speculiamo su argomenti che dovrebbero essere da tempo sdoganati.
Angela Pansini
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