Tanti auguri Kafka
Oggi avrebbe compiuto 129 anni. Nessuno ne parla, sembra quasi che nessuno sappia cosa dire, proprio come se fossimo i giudici della sua opera, come se fossimo nascosti ovunque e sempre pronti a spiegargli quale fosse la sua colpa, ma senza volerglielo mai rivelare. Come se non volessimo mai rivelargli il nostro parere.
I suoi libri si aggirano per le città e per il mondo, i libri di uno dei padri della letteratura del ’900, proprio come i funzionari de il castello sembrano muoversi invisibili, al massimo possiamo guardarli da uno spioncino, mentre dormono, senza mai capire cosa o chi essi siano realmente. Quasi come se l’estenuante ricerca di Klamm fatta da K. non fosse altro che la ricerca di una illusione che possa salvarci. Ma salvarci da cosa?
Oggi avrebbe compiuto 129 anni, come se a Kafka, e soltanto a lui, fosse concesso compiere 129 anni. Come se fosse ancora disperso camminando su una corda che non sembra alta, ma rasoterra. Sembra destinata più a farci inciampare che a esser percorsa.
Oggi forse nessuno gli avrebbe fatto gli auguri, nessuna delle sue tre donne, nessuna delle puttane con le quali faceva sesso, nessun amico. Forse avrebbe passato anche questa giornata inabissato, come se fosse il suo destino, a scrivere solo e in fondo ad un pozzo di babele.
Kafka è tutto questo. È a volte solo una lettera dell’alfabeto, a volte tutte le parole che possiamo pensare, perché è il modo di pensare di chiunque abbia a che fare con la letteratura (che si è strutturata nel ’900 a partire dalla sua opera).
Ma cosa avrebbe fatto Kafka se fosse stato ancora vivo non possiamo saperlo, come non lo sappiamo di nessuno, ma possiamo immaginarlo, magari davanti ad una porta aperta con un guardiano davanti, che guardandolo gli dice che nessun altro sarebbe potuto passare attraverso quella porta, perché quell’ingresso è solo per Kafka; e che ora che non c’è più, solo ora, l’avrebbe potuto chiudere.
Luca Romano
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4 luglio 2012 - 06:46
Questo inutile ‘articolo’ è un misto di luoghi comuni, di errori e di vuoti giri di parole. Se vuole parlare di Kafka Le consiglio di leggerne l’opera con maggior perizia di quanta se ne impiega leggendo Wikipedia; se poi vuole anche fingere di avere compenetrato l’Autore può anche citare qua e là il nostro Baioni.
4 luglio 2012 - 11:28
Il testo è semplicemente un modo per fare gli auguri ad un grande autore, è farcito di citazioni prese dai suoi diari, quindi autobiografiche. Non c’era alcuna pretesa di fare critica letteraria di nessun tipo, è un testo leggero per ricordarlo nell’anniversario della sua nascita.
Nel caso in cui però lei voglia scrivere un articolo sul vero senso dell’opera di kafka, noi di inchiostro saremo felici di ospitare il suo lavoro.
4 luglio 2012 - 13:09
Il mio intervento ha un senso, che è una citazione. Gloria e merito di alcuni è scrivere bene; e di altri non scrivere affatto. E, in quanto ‘orfano di Kafka’, avrei preferito il vuoto apparente a questo post che ha la pretesa di ‘riassumere’ Kafka in maniera errata e confusionaria.